Fauna

La componente faunistica del territorio Sovramontino è assai variegata e annovera numerose specie tipiche dell'ambiente montano-alpino, ma non solo.
Determinante, per l’abbondante varietà della zoocenosi sovramontina, è indubbiamente la diversità ambientale che caratterizza l’area: dagli habitat umidi del laghetto di Rodela, e ambito ripariale del torrente Cismon e affluenti si passa ai boschi termofili circostanti, alle aree coltivate, alle praterie da fieno montane, alle formazioni boscate con Faggio, Abete rosso, Abete bianco, fino all’ambiente alpino.

Il biotopo del laghetto Rodela ospita una fauna tipica degli ambienti umidi, a cui si associano co-munque specie termofile o ad ampia valenza ecologica. Dal punto di vista ornitologico l’area, pur non eccezionalmente importante, ha una certa rilevanza per gli uccelli acquatici che qui possono so-stare, alimentarsi e anche riprodursi. Una presenza ormai divenuta famigliare è quella dell’Airone cenerino, che preda anfibi e pesci e risale lungo il torrente Ausor anche fino all'abitato di Salzen.
Il Germano reale e la Gallinella d'acqua qui nidificano, mentre la Folaga e il Moriglione frequenta-no lo specchio d'acqua durante il passaggio. Il Martin pescatore è uno splendido uccello dal piu-maggio superiormente verde con groppone e dorso azzurro intenso, che con volo rettilineo sfreccia sopra il pelo dell'acqua emettendo il caratteristico verso. Passeggiando lungo i sentieri che circon-dano lo specchio d’acqua è impossibile ignorare il melodioso canto del Merlo, del Fringuello, del Pettirosso e della Capinera, il chiassoso verso della Ghiandaia o i trilli prolungati dello Scricciolo, uccelli tutti nidificanti in loco. Alla caccia degli insetti, che numerosi popolano l'area di Rodela, si dedicano con volo elegante e agile il Balestruccio, la Rondine, la Rondine montana e il Rondone: è una meraviglia osservarli, dal promontorio roccioso a ridosso del laghetto, piroettare liberi e leggeri nel cielo. Sulle rocce che attorniano il lago e che si protraggono verso monte sulle rive del Cismon è possibile osservare il Picchio muraiolo: piccolo passeriforme che vola sfarfallante, spiegando e ri-chiudendo velocemente le ali mostrandone le parti rosse. Anche la Ballerina gialla, piccolo passeri-forme giallo nella parte inferiore e dal volo molto ondulato, frequenta volentieri le zone umide che caratterizzano l’area del laghetto e l’asta del torrente Cismon. Risalendo lungo il torrente Ausor non è improbabile imbattersi nel Merlo acquaiolo, un uccello scuro della grandezza di un tordo con una pettorina bianca splendente, che si immerge nell’acqua alla caccia di insetti acquatici, molluschi, piccoli anfibi, piccoli pesci, ecc.. Costruisce nidi sferici in cavità sotto le cascate, sotto vecchi ponti, e comunque sempre vicino all’acqua corrente. In primavera il piccolo laghetto è preso d’assalto da-gli anfibi che scendono dai boschi circostanti per riprodursi; sulle sponde è tutto un formicolio di Rane rosse e Rospi, che si rincorrono per accoppiarsi. La femmina del Rospo depone fino a 10.000 uova, disposte in file ordinate all’interno di lunghi ed elastici cordoni mucillaginosi, mentre la femmina delle rane rosse depone qualche migliaio di uova riuniti in grossi ammassi sempre mucil-laginosi. Da queste uova nascono migliaia di girini che d’estate vagabondano all’interno del lago spostandosi in gruppo, e appaiono come enormi chiazze scure. Nei boschi circostanti il biotopo è facile incontrare, soprattutto nei giorni piovosi, la Salamandra pezzata, splendido anfibio macchiet-tato di giallo che con passo deciso percorre il territorio alla ricerca di lombrichi, chiocciole e larve di insetti. Dalle sue ghiandole cutanee emette una sostanza tossica che può essere mortale per ani-mali di piccola taglia. Fra i rettili che popolano l’ambiente del biotopo il più comune è indubbia-mente la Biscia dal collare chiamata localmente Bisa rospera, perché preda in particolare rane e ro-spi. È un serpente completamente innocuo e non velenoso, anche se spesso è ancora ucciso dalle nostre parti perché confuso con la vipera. La confusione sorge talvolta dal fatto che si possono tro-vare degli esemplari, soprattutto adulti, in ambienti completamente privi d’acqua, come ad esempio i boschi termofili di Carpino nero e Roverella.
Per i mammiferi ricordiamo che nella valle del Cismon fino agli anni sessanta era segnalata la Lon-tra, probabilmente qui nel suo areale più settentrionale. Inoltre di notevole interesse è l’avvistamento della Puzzola, effettuato lungo un affluente del torrente Ausor a monte del laghetto Rodela.
Un altro sistema ambientale interessante dal punto di vista faunistico è quello agrario-coltivato, lo-calizzato per lo più nelle vicinanze dei paesi, in terreni pianeggianti o poco acclivi. Si tratta di aree caratterizzate da campi di piccole dimensioni, coltivati essenzialmente a fagioli, patate e ortaggi per uso familiare. A queste si alternano prati falciati, spesso minacciati dall’avanzata del bosco, mentre dei modestissimi vigneti, ormai un relitto del passato, sono relegati in pochissime zone come anche i filari o le piante sparse di alberi da frutta (soprattutto meli e noci). In questo ambiente lavorato dall'uomo trovano cibo e rifugio diverse specie animali. D'autunno e d'inverno, ad esempio, grazie alla presenza dei campi e dei prodotti alimentari che gli stessi mettono a disposizione, possono so-stare durante la migrazione e svernare numerosi passeriformi granivori (Fringuello, Peppola, Ver-done, ecc.).
Ai prati, spesso alternati da siepi, alberate e intervallati da aree boscate, è legata la presenza di altre specie di uccelli, come il Picchio verde, l'Averla piccola, la Civetta, l'Upupa, il Cardellino, la Balle-rina bianca, la Capinera, la Cinciallegra, la Cinciarella, il Codirosso, il Fringuello, il Merlo, il Petti-rosso, il Picchio muratore, il Verzellino, il Picchio rosso maggiore e altre specie ancora. L’ambiente prativo è frequentato anche dal Re di quaglie, uccello più lungo e più pesante della Quaglia (la Quaglia appartiene all’ordine dei galliformi e alla famiglia dei fasianidi, mentre il Re di quaglie ap-partiene all’ordine dei gruiformi e alla famiglia dei rallidi) attivo anche al crepuscolo e di notte, quando è facilmente udibile il suo verso gracidante. Questo uccello è fra i più minacciati in Europa e dunque va particolarmente tutelato.
Fra i mammiferi che frequentano l’ambiente agrario ricordiamo la Lepre europea, ovvero la Lepre comune, che dopo anni di forte riduzione numerica causata da diversi fattori non sempre ben chiari nemmeno agli esperti, ha avuto nell’ultimo quinquennio un progressivo aumento tornando a colo-nizzare aree dove era praticamente scomparsa. Una delle concause che a favorito questo ritorno è stato senza dubbio il mantenimento ambientale operato in alcune zone. In pratica, dopo decenni di continuo ed irreversibile abbandono di aree prative in breve fagocitate dal bosco, si è innescato un meccanismo che ha portato al mantenimento dei prati ancora esistenti e addirittura al disboscamento di ex prati ormai colonizzati da cespugli ed alberi.
Inoltre non è difficile osservare il Capriolo, soprattutto in primavera quando è intento a pascolare l’erba fresca dei prati. Altri animali che frequentano l’ambiente coltivato ma che sono meno visibili perché più schivi e/o con abitudini notturne sono il Tasso, la Volpe, la Faina, la Donnola e il Ghiro.
Soprattutto sui prati caratterizzati da piante di noce o con filari di nocciolo non è difficile osservare in autunno lo Scoiattolo, che esce dal bosco e raggiunge velocemente queste piante per raccogliere i frutti di cui è molto ghiotto.
Fra i rettili vanno segnalati: il Ramarro (Saltamartin), l’Orbettino (Bisa orbola), il Colubro di Escu-lapio (Anda) e il Biacco (Carbonaz). Il Ramarro predilige le praterie arbustate e soleggiate, dove cattura invertebrati e piccoli vertebrati, lucertole comprese; è facilmente osservabile nei pressi di Servo in località Cros, dove spesso indugia ai margini della strada. Il Biacco assume la colorazione nera probabilmente fra il terzo e il quarto anno quando raggiunge gli 80-90 centimetri di lunghezza; è diurno, agile ed aggressivo, preda in gran parte lucertole, ramarri, serpenti, ma anche micromam-miferi e uccelli: osservazioni dirette sono state fatte in località Cros, Orsol, Campagna di Sorriva, Val Calchera. Il Colubro di Esculapio è distribuito sul territorio comunale (fino ad una quota di cir-ca 1.000-1.200 m s.l.m.) anche se non è abbondante, osservazioni sono state fatte in località Olac, Cros, Fosere, Val Sambuga, Roda, ecc..
L’ambiente montano prativo dei versanti soleggiati, inserito in un contesto relativamente poco di-sturbato e con buone caratteristiche di naturalità (in particolare la zona delle Pezze e del Vallon di Aune), rappresenta l’habitat ideale per gli uccelli, per i rettili e per alcuni mammiferi, soprattutto durante il delicato periodo riproduttivo. L’alternanza prati/boschi arricchisce ulteriormente la ric-chezza ambientale, agevolando la componente faunistica, soprattutto delle specie forestali e di mar-gine. Nel bosco molti invertebrati e piccoli mammiferi vegetariani trovano abbondante cibo e rifu-gio per cui riescono a riprodursi in modo sostenuto, innescando delle catene alimentari complesse a tutto vantaggio della biodiversità locale. Il bosco è frequentato anche da specie tipicamente prative, soprattutto durante la stagione riproduttiva, ma anche per il ricovero temporaneo per sfuggire ai predatori o come fonte ulteriore di cibo. I boschi sono caratterizzati dalla prevalenza dell’abete ros-so, specie da tempo favorita dall’uomo anche con rimboschimenti artificiali. Alcuni lembi tuttavia sono caratterizzati dalla presenza del faggio, che in alcune parti del territorio diventa predominante e forma delle belle faggete, che però non risultano particolarmente recettive nei confronti della fau-na. Gli ambienti di margine fra il bosco e il prato, le neoformazioni boscate ricche di cespugli pro-duttori di frutti (per esempio il nocciolo), le aree di pertinenza delle casere con manufatti o elementi naturali (muretti a secco, alberi da frutto, rifugi artificiali, ecc.) sono habitat che concorrono ad ar-ricchire ulteriormente la fauna locale. Le specie tipicamente alpine possono frequentare i boschi e i prati montani in maniera accidentale o occasionale, in relazione per esempio a particolari condizioni ambientali come nevicate eccezionali (Fagiano di monte, Pernice bianca, Lepre bianca, Camoscio, ecc). Altre specie si spostano in senso altimetrico in maniera “regolare” seguendo l’andamento sta-gionale; un classico esempio è quello della Coturnice che d’inverno preferisce i prati di bassa-media montagna alle rocce innevate. Nell’ambiente forestale l’osservazione diretta degli animali è assai difficile, un incontro diretto è o generato dal caso o conseguenza della profonda conoscenza del ter-ritorio e del comportamento degli animali. A volte solo un occhio attento ed esperto riesce a coglie-re nelle varie “tracce” lasciate dagli animali la loro presenza, senza tuttavia avere un incontro diret-to. Avvertire e percepire la presenza degli animali senza vederli è una cosa sublime: solo chi è ve-ramente appassionato della fauna possiede questa peculiarità e ne trae diletto: lontano dai clamori e dal chiasso della vita quotidiana osservare le tracce di una martora o di una puzzola, e quindi sapere che è presente in quel posto, ti dona immensa felicità.
Elencare tutti gli animali che popolano il bosco e le praterie montane del nostro comune non è sem-plice, per cui ne citeremo solo alcune specie.
Fra gli uccelli ricordiamo:
- Il Francolino di monte e il Gallo cedrone: presenti nelle fustaie di conifere e nei boschi misti, ma che non disdegnano neppure gli ex prati colonizzati da specie arboree e arbustive pioniere; la loro presenza è stata più volte documentata direttamente sul Rondolin, Montagnola, Selve, Naroen, per il Francolino; Valletro, Mazzore, Rondolin, Pra de Gnela per il Gallo cedrone.
- La Civetta capogrosso: strigiforme che frequenta boschi maturi di conifere o misti, osservata so-pra l'abitato di Aune dentro una cavità, su un albero di faggio, scavata da un Picchio nero.
- Il Picchio nero: piciforme che frequenta le aree boscate e scava cavità in grossi alberi; non è raro udire i caratteristici versi, che emette sia in volo che da posato, girando per i boschi del Sovramon-tino; è stato segnalato un po' ovunque (Le Selve, Fosere, Pian de Lac, Peze, …) ed in particolare vi-cino a Faller sono stati osservati degli adulti con piccoli.
- La Civetta nana: piccolo strigiforme che nidifica in cavità di grossi alberi scavate soprattutto dal Picchio rosso maggiore, predilige boschi di conifere o misti con prevalenza di alberi maturi; è stata osservata nel Bosco del Tos.
- La Beccaccia: all’incirca delle dimensioni di un piccione, frequenta i nostri boschi particolarmente durante la stagione autunnale, quando diventa una preda ambita dai cacciatori.
Oltre a queste importanti specie, numerose sono quelle che popolano la zona, e tra queste molte so-no nidificanti, altre sono solo di passaggio o osservate sporadicamente. Di seguito si riporta un e-lenco: Ghiandaia, Lui piccolo, Cuculo, Cincia bigia, Cincia bigia alpestre, Cincia dal ciuffo, Cincia mora, Ciuffolotto, Passera scopaiola, Tordo bottaccio, Tordela, Regolo, Rampichino alpestre, Noc-ciolaia, Crociere, ecc.
Tra i mammiferi è stata documentata recentemente la presenza dell’Orso: specie prioritaria segnala-ta nella zona del lamonese e del sovramontino soprattutto in relazione alla predazione di pecore in recinti fissi, avvenute per lo più nel periodo primaverile (Valdalanga nel Comune di Lamon, Mura-da nel Comune di Sovramonte); rilievi diretti sono stati effettuati nell’area di San Rocco-Col de Or-sol, dove è stato avvistato mentre predava degli alveari. Interessante anche la presenza della Marto-ra, spesso confusa con la Faina, di cui è stata accertata più volte la presenza: è stato tra l’altro trova-to un individuo morto nella zona di Mazzore-Lebi. La Lepre alpina, la cui area di distribuzione è principalmente all'interno del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, si può trovare sul versante sud del Monte Vallazza a quote relativamente basse, nell'ultimo quinquennio sono stati avvistati alcuni esemplari sul versante sovramontino del Monte Avena nella zona della Montagnola. Il Capriolo è diffuso un po’ ovunque all’interno delle aree boscate dove trova cibo e riparo. Nel corso dell'ultimo biennio ha subito una consistente rarefazione. Il Cervo, avvistato per la prima volta nel nostro co-mune verso la fine degli anni settanta, è una specie in forte espansione nell’ultimo decennio, presen-te stabilmente con una discreta popolazione nella zona a cavallo del confine del Parco sul versante sud del Monte Vallazza-Monte Tavernazzo. Il Cinghiale, presenza accertata solo nel corso dell'an-no 2004 con l’avvistamento di due esemplari, nei pressi del torrente Cismon e nella zona delle Sel-ve.
Tra gli anfibi presenti è stata sicuramente documentata la presenza dell’Ululone dal ventre giallo, specie comune che negli ultimi decenni ha subito comunque una riduzione dovuta principalmente alla scomparsa delle pozze d'alpeggio e a trasformazioni dell'ambiente agricolo, è stato osservato recentemente nei pressi di Servo lungo il ruscello della Val dei Sari e in una fontana dei Piazzoni; mentre la presenza del Tritone crestato meridionale è possibile, anche se non si hanno segnalazioni recenti ne sono stati rinvenuti dati bibliografici. Altri Anfibi la cui presenza è documentata in bi-bliografia o dei quali si hanno delle osservazioni dirette sono: la Salamandra pezzata, il Tritone al-pino, il Rospo comune e la Rana montana.
La Classe dei Rettili è rappresentata dalle seguenti specie:
- il Colubro liscio, rettile spesso confuso con la vipera, nell'Italia nord-orientale tende ad essere più frequente in freschi ambienti montano-alpini, sembra soffrire la presenza del Biacco ed è un serpen-te ovoviviparo; dati bibliografici lo segnalano nei pressi della frazione di Croce d'Aune, osservazio-ni dirette sono state fatte in località Roda;
- la Lucertola vivipara, specie che frequenta habitat prativi montano-alpini, segnalata in bibliografia nel Comune di Sovramonte;
- la Vipera comune che predilige le radure del bosco di latifoglie e macereti, segnalata un po' in tut-to il territorio comunale, normalmente non oltre i 1.500 m, perché poi viene vicariata dal Marasso, un esemplare giovane (che aveva appena catturato una Lucertola muraiola) è stato segnalato in loca-lità Cros, un altro in località Carf, un individuo adulto è stato ucciso in località Val Calchera;
- il Marasso è specie di ecotono forestale (zona di transizione tra biocenosi diverse), ma può vivere anche sulle praterie cacuminali, sia in macereti, paludi e torbiere sopra i 600 m di quota, non si han-no però notizie certe fuori dell'area del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi.
L’ambiente di alta quota, verso le cime delle Vette Feltrine, è caratterizzato dalle praterie alpine, lo-calmente punteggiate da arbusti, alle quali si alternano rocce e ghiaioni. In questo ambiente, alta-mente selettivo, si trovano diverse specie di animali che hanno saputo adattarsi alle condizioni cli-matiche spesso avverse, sfruttando la breve stagione estiva per la riproduzione e l’allevamento dei piccoli.
Fra gli uccelli è possibile osservare la possente e maestosa Aquila reale che sfrutta le correnti ter-miche ascensionali per il volo; il Gheppio, falconiforme caratteristico per il suo modo di volare, si dice infatti che fa lo “spirito santo”; la Pernice bianca, splendido galliforme che durante la stagione invernale diventa completamente bianco ad eccezione delle timoniere e del becco che sono nere; il Fagiano di monte, tipico abitatore degli ambienti posti al limite superiore del bosco, ma che può occasionalmente frequentare anche habitat posti alle quote inferiori come nella zona del Monte A-vena (Spiaz) e sul versante sud del monte Vallazza (Naroen, Prese); la Coturnice che nelle aree pie-trose, erbose e semicespugliose dei versanti soprattutto esposti a Sud può vivere indisturbata, specie che ha subito negli ultimi decenni una forte rarefazione, anche se recentemente ci sono stati segnali di una lievissima ripresa, osservata recentemente nella zona di Schener; e tante altre ancora come il Rondone maggiore, lo Spioncello, il Sordone, il Codirosso spazzacamino, il Passero solitario, il Corvo imperiale, il Fringuello alpino, il Fanello, il Picchio muraiolo, lo Stiaccino, il Codirossone, il Gracchio alpino, …
Fra i mammiferi non è difficile scorgere il Camoscio, specie in forte espansione nell’ultimo decen-nio, presente stabilmente con una discreta popolazione all’interno del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, ma che si può anche osservare nella zona a cavallo del confine del Parco sul versante sud del Monte Vallazza-Vette Feltrine a quote relativamente basse. Anche il Cervo frequenta abitual-mente le praterie sopra il limite della vegetazione arborea, spostandosi in caso di necessità anche al-le quote inferiori. La Lepre alpina abita stabilmente le praterie alpine anche se, fra i 1300 e i 1800 metri, convive con la Lepre comune.
Fra gli anfibi è stata segnalata la Salamandra alpina o nera, il Tritone alpino, la Rana montana, men-tre fra i rettili è presente sia la Vipera comune che il Marasso.