Geologia e morfologia

Le Vette sono oggetto di studi approfonditi e specifici fin dalla seconda metà del XIX secolo, ed è in particolare il geologo Giorgio Dal Piaz che pubblicò nel 1907 l’interessante monografia sulle Al-pi Feltrine, proponendo un’accurata esamina paleontologica dei fossili guida.
Il gruppo montuoso è costituito da una successione di rocce sedimentarie stratificate formatesi in ambiente marino tra il Triassico Superiore ed il Cretaceo (230-60 milioni di anni fa, d’ora in poi m.a.), sottoposte durante il Terziario ai fenomeni di corrugamento e sollevamento dell’orogenesi al-pina.

Seguendo la serie normale, le rocce più antiche oggi visibili sono di Dolomia Principale (Triassico Superiore, 230-210 m.a.), affiorante nel Vallon di Aune. Formatasi in ambiente di mare tropicale poco profondo, appare stratificata in grossi banchi, di colore bianco o grigio che si scurisce a causa dell’alterazione meteorica e biologica (licheni). Nel Giurassico Inferiore (210-170 m.a.), in condi-zioni di mare profondo, la sedimentazione di fanghi carbonatici dà origine alle dolomie grigio-giallastre dei Calcari Grigi. Per un abbassamento del livello marino, questi calcari selciferi vengono ricoperti da sabbie formate da piccoli granuli sferici di carbonato di calcio (ooliti) provenienti dall’interno della piattaforma. Si sedimentano così rocce di colore bianco-rosato, e contraddistinte da segni di correnti e moto ondoso (visibili lungo la strada per il Rifugio Dal Piaz). Sulle Vette, ri-salenti alla fine del Lias, si trovano strati sottili di rocce rossastre: si tratta delle Encriniti Glauconi-tiche, visibili soprattutto lungo il Cordin delle Vette. Sul Pavionet emergono invece strati grigi-bituminosi con noduli di pirite e marcassite (solfuri di ferro) e resti di pesci che denotano una sedi-mentazione in ambiente povero di ossigeno. Lo sprofondamento della piattaforma trentina alla fine del Lias causa infatti una lunga stasi nella sedimentazione che porta alla formazione di crostoni al-gali e fossiliferi bruno-nerastri composti da ossidi ed idrossidi di ferro e manganese. È la base per il Rosso Ammonitico Inferiore (170 m.a.), calcare nodulare rosato ricco di fossili di Ammonite. Sulla cresta delle Vette lo spessore supera i 30 metri.  L’ambiente della lenta sedimentazione, spesso in-terrotta, è di mare profondo non più di 150 m. Nel Giurassico Medio grandi frane di sabbie oolitiche precipitano dalla piattaforma friulana nel bacino bellunese riempiendolo completamente. Si forma così il bianco Calcare del Vajont, che sulle Vette si sovrappone al Rosso Ammonitico Inferiore (è visibile per la colorazione più chiara sui versanti nord all’interno della Formazione di Fonzaso). Nel Giurassico Superiore un brusco abbassamento del livello marino favorisce l’attecchimento di orga-nismi costruttori come coralli, alghe, spugne. I sedimenti più fini originano la Formazione di Fon-zaso (170-150 m.a.), che sulle Vette raggiunge uno spessore di 90 m, ma prende il nome dal luogo dove è stata studiata, nei pressi di Ponte Serra. Nei depositi più antichi si tratta di calcari selciferi grigio-verdastri con veli argillosi di separazione tra gli strati. Nella parte mediana si passa a banchi calcarenitici più chiari e massicci (Busa dei Piadoch, Busa di Cavaren), quella superiore è un calca-re selcifero rossastro che si presenta in strati sottili con resti di aptici, fossili simili a bivalvi ma in realtà componenti dell’apparato boccale delle ammoniti. Alla fine del Giurassico si ha una notevole riduzione della velocità di sedimentazione. Si forma così il Rosso Ammonitico Superiore (150-140 m.a.), roccia compatta di color rossastro o grigio-biancastro che si presenta con noduli carbonatici avvolti da veli argillosi. È ricco di fossili e verso l’alto, scolorandosi, passa ad un calcare bianco compatto, il Titoniano bianco.
Nel Cretaceo l’ambiente di sedimentazione è nuovamente di mare profondo: qui si depositano i fan-ghi prodotti dalla precipitazione del carbonato e si accumulano i resti di microrganismi a guscio carbonatico e siliceo. Tutto ciò origina il Biancone (140-100 m.a.), calcare selcifero che si presenta in banchi di 20 cm di color bianco avorio, dalla tipica frattura concoide. All’interno degli strati può presentare linee sottilissime sottolineate da veli argillosi: sono i giunti stilolitici, generati dalla dis-soluzione della roccia quando è sottoposta a elevate pressioni. Le cime delle Vette sono modellate in questa roccia, sebbene qui molto fratturata. Il passaggio successivo è rappresentato da una serie di strati lastriformi nodulari  molto simili al Rosso Ammonitico. Nel Cretaceo superiore, successi-vamente ad un innalzamento di circa 300 m del livello marino, si forma la Scaglia Rossa (100-60 m.a.). È un calcare marnoso rossastro prodotto dall’accumulo di fanghi carbonatici mescolati a gu-sci di foraminiferi. La presenza di argilla indica l’approssimarsi dei fenomeni orogenetici che a-vrebbero portato alla formazione della catena alpina. Affiora sul Monte Avena e alle pendici delle Vette (Col dei Mich, lungo la strada Cavallera, Croce d’Aune). Calcareniti gialle di più recente formazione, contenenti fossili di Nummuliti, affiorano in località Sorafontane lungo il sentiero per il rifugio Dal Piaz.
I movimenti orogenetici iniziano nel Cretaceo superiore, con l’avvicinamento della zolla africana a quella europea. Gli effetti che più hanno interessato le nostre zone sono quelli della terza fase, la Neoalpina, che ha dato origine a grandi pieghe asimmetriche della crosta, attivando una serie di grandi faglie a sovrascorrimento profondo tra le quali sorgono le Vette: a nord si forma prima la Li-nea della Valsugana, poi a sud quella di Belluno. La piega anticlinale asimmetrica Coppolo-Pelf è la protagonista del sollevamento delle Vette. Sul versante nord gli strati hanno una leggera inclinazio-ne, mentre a sud le pendenze maggiori evidenziano delle vere e proprie pieghe a ginocchio (Col di S. Piero). La Linea di Belluno consta di un insieme di faglie che accavalla i terreni più antichi delle Alpi Feltrine sui più recenti strati della Valbelluna (Flysch). Le formazioni rocciose più recenti por-tate verso l’alto, tra cui la Scaglia Rossa ed il Biancone, sono state poi in gran parte smantellate dall’erosione.

Le forme del paesaggio, in continua trasformazione, sono l’effetto combinato degli agenti responsa-bili della formazione, e degli agenti di superficie, connessi all’erosione e al trasporto dei sedimenti. Tra i primi vi sono i movimenti tettonici, e tra i secondi l’acqua, il ghiaccio ed il vento.
Verso nord la dorsale delle Vette si presenta con un rilievo a gradinata ben visibile. Qui si può nota-re l’opera selettiva dell’erosione: formazioni dure e compatte come i Calcari Grigi determinano versanti scoscesi, mentre dove emergono rocce gelive come la Formazione di Fonzaso si formano ampie conche. Il Rosso Ammonitico Superiore, molto resistente, origina cornici che circondano in modo quasi continuo le cime più elevate. I cicli del gelo e la gravità portano però al distacco di blocchi squadrati di grandi dimensioni, che lo scrittore-alpinista Severino Casara vedeva in Busa delle Vette come sarcofagi di re e regine. Sono altresì interessanti le forme primitive di città di roc-cia sul Monte Castello e in Val Caneva. I versanti sud, dominati dalle alte pareti compatte dei Cal-cari Grigi, si chiudono con la grande piega a ginocchio dove gli strati assumono un andamento ver-ticale.
Di estrema importanza sono le trasformazioni legate ai ghiacciai: i numerosi depositi morenici si sono formati tra i 25000 e gli 11000 anni dal presente. Durante l’ultima grande glaciazione würmia-na, in cui il ghiacciaio del Piave raggiunse una quota media di 1000 m, tra i 1800 ed i 2000 metri di altitudine si formarono dei circhi glaciali, oggi conosciuti come “Buse” (da est, Monsampian, Ca-varen, Val Caneva, Busa delle Vette, Pietena): in quella principale delle Vette si vedono morene la-terali ed un arco frontale (stadiale) ormai inerbiti, testimoni del progressivo ritiro del ghiacciaio. Hanno fondo nei Calcari Grigi e i versanti laterali modellati nella Formazione di Fonzaso, nel Rosso Ammonitico Superiore e nel Biancone. Ai limiti delle conche evidenti sono i fenomeni di esarazio-ne glaciale con le tipiche rocce montonate. Il Passo di Croce d’Aune era all’epoca una sella di tran-sfluenza tra il ghiacciaio del Cismon, che ha lasciato belle morene laterali sui versanti occidentali del M. Avena (zona di Faller, 1100 m), e quello del Piave. Altri evidenti depositi glaciali si hanno sotto i 1400 m, mentre in Val dei Can sono presenti numerosi massi erratici di porfido lasciati dal ghiacciaio del Vanoi.
Le quote elevate, le notevoli escursioni termiche, favoriscono frequenti cicli del gelo e disgelo che disgregano le rocce (crioclastismo) e portano alla formazione di estese falde detritiche. Se la micro-gelivazione interessa prevalentemente Biancone e Formazione di Fonzaso, con la formazione di de-trito fine, i Calcari Grigi si fratturano invece a grandi blocchi. Nelle creste modellate nel Biancone si aprono ampie nicchie di nivazione, incavi nella roccia formatisi per l’intensa attività disgregatrice della neve. Le falde sottostanti presentano detriti striati per il ruscellamento nivale. Dove la neve si accumula, lateralmente si nota la presenza di argini detritici di nevaio, quasi sempre stabilizzati ed inerbiti.
L’erosione delle acque correnti si verifica sia sui versanti per effetto del dilavamento che lungo i corsi d’acqua dove avvengono erosione, trasporto e sedimentazione fluviale. La Valle del Cismon si era già impostata anteriormente alla glaciazioni su substrati facilmente erodibili, mentre le valli late-rali hanno sfruttato preferibilmente la presenza di discontinuità nelle masse rocciose. Presso i gradi-ni di confluenza di queste ultime si sono formate delle forre (Ausor). Sul letto di alcuni torrenti (Ci-smon) l’erosione selettiva ha inoltre formato delle marmitte di evorsione, cavità circolari prodotte dell’azione meccanica dell’acqua.
Sui ripiani delle Buse scavate dai ghiacciai, nelle rocce carbonatiche si sono sviluppati fenomeni carsici facilitati dall’abbondanza di precipitazioni, giacitura orizzontale degli strati e dalla presenza di grandi spaccature o faglie. Si sono così originate doline, inghiottitoi, campi carreggiati e micro-forme come i karren. Nelle voragini di Monsampian si trovano piccoli ghiacciai relitti ipogei, men-tre i crepacci visibili anche sulle creste sono grandi litoclasi allargate dai cicli del gelo e disgelo.
Nel fondovalle emergono infine frane, falde e coni detritici che si formano per gravità, data l’accentuata pendenza dei versanti (valle dell’Ausor).

Le Grotte
Nel territorio sovramontino sono state individuate finora poco meno di cinquanta grotte, anche se alcune di queste hanno caratteri prettamente artificiali e devono considerarsi dei veri e propri stol (gallerie) della guerra. È dagli anni Settanta che gruppi speleologici veneti operano in zona, tra i quali ricordiamo il San Marco di Mestre, il CAI di Feltre e quello Malo che ha rilevato più di metà delle grotte.
In gran parte si tratta di diaclasi, grandi fratture presenti nelle masse rocciose, voragini carsiche o meandri originati in condizioni vadose, dove l’acqua circolante a pelo libero ha scavato le condotte per via chimica (dissoluzione del carbonato) e per via fisica (erosione meccanica). Le conche gla-cio-carsiche delle Vette sono disseminate di doline e pozzi prodotti dal collassamento di fusoidi, cavità verticali scavati dalla dissoluzione chimica innescata dalla miscelazione di acque diverse.
La cavità più profonda (Bus de le Do Boche, in Busa di Cavaren) tocca i 35 metri, mentre quella con maggiore sviluppo orizzontale supera di poco i 100 m. Questo è quanto risulta dai dati cono-sciuti, ma è chiaro che rimane ancora molto da scoprire in quest’area carsica. Alcune delle grotte già esplorate, infatti, presentano sul fondo degli accumuli di ghiaccio che in questi ultimi anni si so-no notevolmente ridotti.
Gran parte delle cavità si concentrano sulle conche glacio-carsiche delle Vette (Cavaren, Monsam-pian), ma quelle più interessanti si trovano attorno al paese di Faller. Sul Colle di S. Antonio, una cinquantina di metri al di sotto della strada, si apre il Bus de le strighe, condotta lunga una quaranti-na di metri che diventa attiva dopo intense precipitazioni. Durante i lavori di ampliamento della strada provinciale che sale da Ponte Serra, negli anni Ottanta del Novecento venne alla luce la Grot-tina Faller, dallo sviluppo complessivo di 63 m.  Si apre nella formazione del Biancone ed è la ca-vità maggiormente concrezionata, con stalattiti e stalagmiti di piccole dimensioni, colate e vaschette calcitiche. È sostanzialmente una condotta fossile che si dirama su salette laterali che presentano e-videnti fenomeni di crollo. Vi sono state individuate per la prima volta due specie di insetti, appar-tenenti all’ordine dei coleotteri, Orotrechus slongoi e Orostigia bassanii. Attualmente è protetta verso la strada da una cancellata metallica. La Risorgenza al Confine è invece la cavità che si apre alla quota più bassa (370 m), quasi sull’alveo del Cismon. Vi si accede dal vecchio tracciato della statale n. 50 che è attualmente tagliato dalla galleria di Pedesalto.  Si tratta di un esautore carsico temporaneo percorso finora per una ventina di metri: particolarmente suggestivo è il salto del rivo d’acqua che precipita dalla cengia nel torrente sottostante.